Ermete

VENEZIA E LA TRADIZIONE ERMETICA

Ingresso nell’Antica Libreria Marciana: Mercurio Ermete con la testa di Argo

SUI PRINCIPI FONDAMENTALI DELL’ERMETISMO

Nel “De natura Deorum”, Cicerone, ricorda cinque Mercurii di cui l’ultimo, dopo aver vinto il confronto con Argo va esule in Egitto, vi porta le Leggi e le Lettere, infine è divinizzato. Questa l’estrema sintesi del mito di Ermete trasmesso in Occidente, nel Rinascimento, da Marsilio Ficino.

Per non banalizzare e per poter comprendere appieno questo mito è necessario proseguire per gradi cercando di scoprire i tratti essenziali e fondanti di quel complesso e variegato fenomeno noto come Ermetismo.

Caratteristica fondamentale dell’Ermetismo è la consapevolezza dell’UNITÀ DEL TUTTO, ma è necessario avvisare che solo vivendo, con stupore e passione l’orizzonte onnicomprensivo, è possibile capire i fenomeni che si rifanno alla tradizione ermetica.

Tutto-è-Uno, quindi ogni cosa è correlata alle altre parti: “Ciò che è in basso è come ciò che è in alto e ciò che è in alto è come ciò che è in basso…per il miracolo della Cosa UNA”, incide Ermete Trismegisto nella “Tavola di Smeraldo”.

Manoscritto Marciano con la Tavola di Smeraldo

la Tavola di Smeraldo di Ermete Trismegisto nel Manoscritto Marciano

L’ermetista prova a comprendere i legami che in qualche modo collegano le singole parti del tutto e osserva che la comprensione del cosmo è possibile grazie all’analogia che diviene la regola principale del pensiero ermetico.

In questo vasto orizzonte acquista importanza la conoscenza di Sé, come conoscenza dell’Uno il TUTTO.

E colui che conobbe sé stesso arrivò al bene perfetto” (Pimandro, cap.I).

Il Pimandro prima edizione - Biblioteca Marciana

Il Pimandro prima edizione - dalla Biblioteca del Cardinale Bessarione - Biblioteca Marciana

Basterebbe la comprensione profonda di ciò che questa frase indica per abbandonare il superfluo, e ritrovarsi aperti a ciò che è indicibile, il grande Mistero…

Ma se si ricercano altre tracce della Via ecco il buon Ermete che compassionevole ci spiega che il bene perfetto è

ciò che non è turbato, ciò che non ha né colore né forma: l’immutabile, il nudo, il luminoso, ciò che si comprende da sé, l’inalterabile, il bene, l’incorporeo” (Pimandro, cap. XIII); ed ancora

Io sono nel cielo, sulla terra, nell’acqua, nell’aria; io sono negli animali, nelle piante, nell’utero, prima dell’utero, dopo l’utero, DOVUNQUE” (Pimandro,   cap. XIII)

Se il profumo di queste parole fanno vibrare un ricordo ancestrale della nostra natura profonda ci ritroviamo aperti alla grande apertura e percepiamo che questo è l’essenza.

Immerso in questo mondo unico e misterioso l’ermetista è spinto a conoscere le Leggi della Natura ed i vincoli segreti ed occulti che legano le varie parti del TUTTO.

Gli Alchimisti, chiamati “Figli di Ermete”, si servono proprio dell’analogia per operare la rigenerazione mediante le forze occulte della Natura. E’ questa consapevolezza dell’organismo del tutto, questa comprensione che il mondo e la natura sono un gran corpo animato e sacro che stimola la conoscenza dei segreti della natura e che permette lo sviluppo della scienza.

La vera forza nascosta che rende possibile il legame del tutto è l’ARMONIA, (da qui la grande importanza delle proporzioni e del numero nel Rinascimento): in altre parole è l’AMORE.

Ma tutto ciò bisogna capirlo con lo stupore e la passione di chi fa la scoperta eccezionale di tutta la sua vita, proprio come capitò a Marsilio Ficino, ed ai suoi amici.

E’ la profonda comprensione dell’Unità del Tutto che fa scaturire l’intuizione di una straordinaria possibilità: realizzare l’unione effettiva col divino fino ad “essere Dio”:

lo splendore che innonda tutto il suo pensiero e tutta la sua anima, lo libera dai legami del corpo e lo trasforma interamente nell’essenza di Dio. Poiché l’anima umana può indiarsi…” (Pimandro, cap.X).

Con l’ermetismo l’uomo può farsi Dio (da qui il pericolo di essere accusati di eresia, come avvenne nel caso di Giordano Bruno, Tommaso Campanella e altri Filosofi del rinascimento).

Per l’Accademico Alessandro Farra “essere Dio” è il fine vero dell’Ermetismo.

Non bisogna però dimenticare che, nel Rinascimento, Ermete viene visto sempre con gli occhi del cristiano al quale apporta nuova energia ricordando al “mistico” che è effettivamente possibile l’unione col Sacro (Unio Mistica o Coincidenza oppositorum).

Ermete è quindi considerato un antico profeta, contemporaneo di Mosè (come afferma Ficino e come si vede raffigurato nel pavimento del duomo di Siena), anzi più antico (secondo il vescovo Vergerio). Porre Ermete nell’antichità mitica equivale a situarlo più vicino all’ORIGINE ossia al PRINCIPIO!

Ermete nel Duomo di Siena

Ermete Trismegisto raffigurato nel pavimento del Duomo di Siena

Riassumendo si può dire che:

collegarsi attraverso il Tutto all’UNO, o meglio vedere e sentire questo meraviglioso collegamento è l’essenza profonda del Rinascimento

In questo straordinario ed inaudito sottofondo culturale vivono le avanguardie del Rinascimento Veneziano.

L’ermetismo influenza dal profondo tutto il Rinascimento: l’Architettura, la Pittura, la Scultura, la Musica, e le Scienze; e la diffusione avviene soprattutto attraverso la STAMPA e le ACCADEMIE.

Ulteriori note di approfondimento su: Appunti di cronologia ermetica

(Ferdinando Rizzardo)

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